Profughi o clandestini? Non puoi immaginare chi ci guadagna...

 

 


Il dramma dei profughi, l'opportunità per i clandestini, il disagio di tutti e il grande affare

(26/07/2016) Finite le elezioni di Rho, come per magia si è ritornato a parlare del campo base EXPO come luogo dove allestire un centro “provvisorio” per ospitare gli immigrati richiedenti protezione internazionale (asilo).

Prima si è parlato di 100, poi di 500. Ma come noto in Italia l'importante è far digerire la pillola amara, poi pian piano, tutto si aumenta e il provvisorio diventa definitivo.

Dopo le indagini di Roma, il sospetto è che dietro alla gestione del problema “migranti” ci sia un colossale affare in grado di “scaricare” milioni di Euro nelle tasche di qualcuno. Del resto, come dimenticare che per le intercettazioni: “i migranti rendono più del traffico di Droga”?

Viaggio della disperazione o affare per pochi?

Prima di tutto è doverosa una premessa, in quanto non tutti sanno come funziona il sistema di accoglienza predisposto dal nostro paese.

È pacifico che gli emigranti per raggiungere l'Europa via mare (siano essi profughi in fuga dal loro paese o semplicemente clandestini attratti dal miraggio dell'Europa che si dichiarano per convenienza profughi), ricorrono alla criminalità organizzata che gestisce il traffico delle navi della morte e/o della speranza.

Una criminalità senza scrupoli non perde neppure il tempo di far finta di offrire un'imbarcazione apparentemente in grado di raggiungere le coste italiane: come noto, i “disperati” vengono recuperati nelle acque internazionali, (entro le 30 miglia dalle coste italiane). Chi gestisce il business, quindi, fa completare l'opera di trasferimento alle navi italiane.

La criminalità porta a casa il massimo risultato con il minimo sforzo e presenta nel suo catalogo promozionale di promesse, speranze (e morte) anche l'illusione di una discreta garanzia di successo della “traversata” grazie al soccorso in mare.

Tutto sicuro, tutto calcolato: questo è quello che promettono a migliaia di persone e bambini che si imbarcano su gommoni stracolmi di uomini affrontando anche la morte. Per fare un calcolo approssimativo di quanto rende questo traffico si consideri che dai dati ufficiali del Ministero degli Interni risulta che i Migranti sbarcati in italia dal 1 gennaio 2015 al 10 ottobre 2015 sono stati 136.432. Moltiplicando per 2.000 Euro (ma il viaggio sappiamo costa molto di più!) otteniamo la bella somma di oltre 272 milioni di Euro.

Il gioco della staffetta italica

Raggiunte le acque internazionali, il “testimone” viene consegnato alle navi italiane. Se, da un lato, questo passaggio rappresenta un soccorso umanitario (in quanto le persone non possono essere lasciate a morire in acqua), dall'altro rappresenta un importante tassello dell'intero progetto di chi gestisce i viaggi della morte e della disperazione.

Una volta soccorsi in mare i “migranti” vengono portati sulla terra ferma. Giunti presso i Centri di primo soccorso e di accoglienza (CPSA) i migranti ricevono le prime cure mediche, vengono foto-segnalati e possono richiedere la cosiddetta Protezione Internazionale compilando un semplice modulo. Chi non chiede la Protezione Internazionale, giunto in modo irregolare, viene trasferito presso uno dei 7 Centri di identificazione e di espulsione (CIE). Presso questi centri i clandestini sono trattenuti e non possono pertanto uscire in attesa dell'espulsione.

Secondo il Trattato di Dublino, il paese che deve gestire le domande (e quindi l'accoglienza) è il primo paese Europeo d'ingresso (con possibilità per gli altri paesi di rispedire al paese d'ingresso i richiedenti profughi presenti sul loro territorio). Per questo motivo molti migranti diretti nei paesi del nord Europa cercano di evitare di farsi identificare. Parimenti, il nostro paese per anni pare abbia cercato di chiudere un occhio sull'identificazione proprio per evitare di trasformarsi in un immenso campo profughi con migliaia di persone ammassate alle frontiere o rispedite indietro da altri paesi europei.

A tutti coloro che invece preferiscono richiedere la Protezione Internazionale in Italia (magari sapendo di non averne alcun diritto), viene rilasciato un permesso temporaneo di 6 mesi (in attesa dell'esito della domanda di Asilo da parte di una commissione che impiega mediamente solo 8 mesi per decidere!) e viene inviato in uno dei 13 centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA). Questi centri sono sovraffollati poiché i posti sono solo 7.290 su tutto il territorio italiano e i “sedicenti profughi” vengono trasferiti e distribuiti nei centri e nella rete di “seconda accoglienza” presente sul territorio nazionale.

Vogliamo partire dal concetto che codesti profughi siano tutte delle bravissime persone, ma a chiunque (ed anche secondo le recenti cronache) viene il dubbio che tra questi 136.000 migranti (di cui nulla sappiamo) che ogni anno raggiungono il nostro paese (cui sommare quelli arrivati negli anni precedenti) si possano nascondere anche dei delinquenti e magari delle persone affiliate al terrorismo. Ovviamente, nell'assoluta consolidata mancanza di informazioni, lasciamo le nostre fortune alla sorte, le dita si incrociano e si aspetta e spera.


Il grande business si mette in moto

Il secondo livello di assistenza viene gestito tramite la cosiddetta rete SPRAR (sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) che attualmente (dati del 2015) conta su 430 progetti diffusi su tutto il territorio nazionale ed offre 21.814 posti. Sembrano pochi? Lo sono. Essendo codesti posti insufficienti, la gran parte dei sedicenti profughi viene gestita tramite strutture temporanee (CAS), che offrono altri 70918 posti!

In questi centri (SPRAR o CAS che siano) i richiedenti asilo possono rimanere ospitati con somministrazione di vitto, alloggio, pocket money, e una scheda telefonica con ricarica iniziale fino all'esito della domanda di protezione internazionale. In caso di diniego, una volta comunicato il provvedimento, i richiedenti profughi potranno presentare ricorso al Tribunale e rimanere ancora ospitati con tutti i servizi fino alla decisione finale oppure darsi semplicemente alla macchia.

Considerato che molte delle domande vengono presentate da chi non ha alcun diritto e per evitare l'immediata espulsione, nel 2015 le Commissioni hanno accertato che il 51% dei richiedenti ospitati con vitto e alloggio non aveva alcun diritto, il 4% è irreperibile (il permesso temporaneo non preclude la libertà personale e quindi zero controlli), solo il 5% aveva diritto ad ottenere lo status di rifugiato con rilascio di un permesso di 5 anni, solo il 16% aveva diritto ad uno status di protezione sussidiaria con permesso di 5 anni e che il 23% aveva diritto ad ottenere una protezione umanitaria con permesso di 2 anni.

Inoltre, come segnalato dal Corriere della Sera e da altri quotidiani nazionali, stranamente, una volta notificato il decreto di espulsione la maggioranza degli immigrati si darebbe alla fuga. Chi non farebbe lo stesso, in questo paese senza controllo? Il rimpatrio è pura teoria e nascondere questa situazione è demenziale.

Le difficoltá di gestire i rimpatri (espulsioni) costituisce una delle cause che incentivano l’immigrazione irregolare e lo dimostra la percentuale relativamente bassa delle decisioni di rimpatrio effettivamente eseguite: nel 2013 solo il 39,2% delle decisioni di rimpatrio emesse è stato effettivamente eseguito e nel 2014 meno del 40% dei migranti irregolari a cui era stato ingiunto di lasciare l’Unione sono effettivamente partiti.

Per comprendere il problema si pensi a tutti gli irregolari, ai richiedenti asilo denegati e comunque a chi non è più in possesso di titolo di soggiorno per la permanenza sul territorio (in quanto scaduti).

Cosa faranno tutte queste persone per mantenersi e per vivere nel'illegalità? Queste domande non si possono porre senza essere tacciati di essere Razzisti e populisti? Razzista e populista è anche domandarsi che fine farà quel 5% che ha ottenuto lo status di rifugiato, quel 16% con protezione sussidiaria e quel 23% con protezione umanitaria.

 Quale lavoro viene garantito dallo Stato Italiano non in grado di garantire neppure un lavoro a migliaia di suoi cittadini? Quale sistemazione abitativa? Quale futuro hanno questi immigrati?

Se mettiamo in evidenza che sperperiamo soldi per una falsa assistenza diretta che permette a pochi di fare dell'immigrazione un affare senza precedenti, verremo tacciati di razzismo e populismo?

I soldi girano ma nessuno li vede bene...

PPer comprendere quanti soldi vengano buttati per alimentare la falsa accoglienza, occorre partire dai numeri del Ministero degli Interni relativi all'anno 2014 (ultimo pubblicato).

Il 2014 si chiudeva con la cifra di 170mila immigrati arrivati via mare in Italia: quasi il triplo rispetto a quelli del 2011, anno della famosa “Emergenza Nord Africa”.

La gestione dei centri governativi (Cara/Cda, Cpsa e Cie) nel 2014 è costata circa 139 milioni di euro (compresi i costi delle strutture laddove non di proprietà demaniale). Le strutture temporanee, che al 31 dicembre 2014 accoglievano 35.562 persone, hanno comportato una spesa di circa 277 milioni. A tali spese sono da aggiungere le spese di trasporto dei migranti versi i centri, i contributi erogati ai Comuni per l’accoglienza dei minori, le spese per utenze e per gli interventi straordinari al di fuori dei centri per un ammontare complessivo di circa 20 milioni di Euro.

La spesa complessiva per i migranti accolti nelle strutture di accoglienza diverse dallo SPRAR, comprese le spese funzionali ad esse collegate, si è pertanto attestata nel 2014 a 436 milioni complessivi con un costo medio giornaliero a migrante pari a euro 30 oltre iva.

La gestione dello SPRAR ha avuto nel 2014 un costo di euro € 197.499.225,63 (al netto della convenzione con l’ANCI) per un totale di n. 22.961 persone accolte.



Per il 2015, per fronteggiare i costi complessivi dell’accoglienza il Ministero dell’Interno aveva stimato in 918,5 milioni le spese relative alle strutture governative (CARA,CDA, CPSA) e temporanee, e in 242,5 milioni le spese relative ai centri SPRAR, per un totale quindi di 1.162 milioni di Euro.

Per il 2016, di certo la situazione non é migliorata al punto che le prefetture hanno dovuto ricercare altri posti.



Una cifra impressionante dove anche i centri di seconda assistenza rappresentano un piatto da milioni di euro in grado di sfamare anche i grandi appetiti (e non stiamo parlando di quelli dei migranti) che non a caso viene considerato da qualche delinquente come “un affare che rende più della droga”.

Le cooperative e il piatto ricco

Questo fatturato potenziale rappresenta un affare da multinazionale, e – non a caso – una multinazionale francese si è subito dedicata alla gestione di qualche struttura “temporanea” e molte cooperative (e non solo quelle) negli ultimi anni si sono buttate nel grande affare dell'accoglienza dei sedicenti profughi.

La sola prefettura di Milano nel Gennaio 2016 ha indetto un primo bando per la sistemazione di 4500 richiedenti asilo fino al 31/12/2016 con una spesa prevista (per 10 mesi) pari a 51.970.000 euro e, nel Giugno 2016, ha continuato con la pubblicazione di un altro bando per altri 4.000 posti per il periodo da Agosto a fine Dicembre 2016 per altri 21.420.000 euro

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Solo per Milano, il totale è dunque pari a oltre 73 milioni di euro. Questo denaro è disponibile per chi intende ospitare richiedenti asilo e fornire, tra le altre cose: effetti letterecci adeguati al posto occupato (materasso, cuscino, lenzuola, federe e coperte periodicamente cambiati per l'avvio ai servizi di lavanderia e quant'altro utile al comfort della persona), vestiario adeguato alla stagione (fornitura del minimo necessario al momento dell'accoglienza presso la struttura e, all'occorrenza, il rinnovo degli stessi beni da effettuare periodicamente al fine di garantire l'igiene e il decoro della persona), prodotti per l'igiene personale e rinnovo degli stessi consumabili con l'uso (sapone, shampoo, dentifrici, carta igienica...); erogazione di quello che viene chiamato "pocket money" ovvero 2.50 Eur pro capite al giorno fino ad un massimo di 7.50 Eur per nucleo familiare da erogare sotto forma di buoni (spendibili in strutture ed esercenti convenzionati) o di carte prepagate da utilizzare a seconda delle necessità dell'ospite (schede telefoniche, snack alimentari, giornali, sigarette, fototessere, biglietti per trasporto pubblico) erogato dalla struttura ospitante in relazione alle effettive presenze registrate per ciascun ospite e dietro firma da parte del destinatario a riprova dell'avvenuto rilascio, tessera telefonica da 15 Eur all’atto dell’ingresso dell’ospite.

Se state pensando che stiamo scherzando, leggete il bando direttamente dalla prefettura di Milano: http://www.prefettura.it/milano/news/1260520.htm

La base d'asta, ossia la somma che chi partecipa può chiedere di ottenere per ogni migrante è di 35 euro al giorno. I migranti non chiedono molto. Non chiedono il primo, non chiedono il secondo, non chiedono il dolce. Non possono protestare.

Alcuni albergatori in crisi mettono a disposizione strutture che non riescono a riempire e fanno cassa offrendo servizi che dei clienti ordinari non accetterebbero mai. Alcuni “amici”, magari, mettono a disposizione strutture pubbliche da far gestire a qualche cooperativa (vicina?) e far incassare in questo modo milioni di euro a chi di dovere. Altri, magari, dotati di maggiore spirito imprenditoriale, pensano di comprare immobili con i soldi che arriveranno dalla gestione dei profughi. L'affare è ghiotto, il piatto ricco.

Facile immaginare quali pressioni ci sono per l'apertura di ogni centro e per la gestione di ogni singolo centro provvisorio dove milioni di euro scorrono come acqua?

Leggendo i bilanci di una cooperativa della zona che si occupa di questi sedicenti profughi, possiamo notare che tale attività è – stranamente – diventata in poco tempo la prevalente: è un'attività redditizia e in grado di portare oltre il 50% degli introiti ed investimenti, raddoppiare il fatturato e portarlo a diversi milioni di euro in pochi anni.

Da notare che il 95% delle imprese italiane ha un fatturato di meno di 2 milioni di euro: dunque le cooperative che fatturano 3 volte tanto si potrebbero collocare tra le più grandi aziende italiane.

 

( 6.031.000,00  Euro)

( 78.600,00 Euro)

Alcuni soggetti si rallegrano anche del fatto di essere stati in grado di produrre un avanzo di gestione ovvero i "ristorni"– per chi non avesse ancora compreso – una parte del risultato positivo di esercizio viene devoluto ai soci della cooperativa stessa!  Cosa dire? 35 euro a migrante è un affare d'oro: cittadini comuni pagano, cittadini meno comuni guadagnano, i migranti perdono qualsiasi speranza per il futuro (come si capisce, non c’è nulla di serio per gestire l’integrazione negli anni successivi) e si compromette in questo modo il futuro dell’Italia intera.

E' infatti logico pensare che, tra qualche tempo, tutte queste persone chiederanno di più, vorranno avere quello per cui hanno abbandonato il loro paese, vorranno diritti, vorranno una casa, un lavoro, una pensione. Quando qualcuno ricorderà che le risorse sono limitate, alle prime risposte negative, cosa pensate accadrà?

Arrivano i profughi, in nome di un finto buonismo si aprono le porte del forziere, chi dichiara la propria contrarietà è tacciato di razzismo ma l’affare c’è ed è così grande che, sicuramente, tra qualche anno leggeremo quanto accade oggi in qualche sconcertante inchiesta dell'autorità giudiziaria (che magari verrà insabbiata ad arte in attesa della prescrizione di qualsiasi tipo di reato).

Adesso ad Expo - decisione calata dall’alto – arrivano i sedicenti profughi. Chi gestirà il campo? Per quanto tempo? Quanti denari pubblici saranno spesi quotidianamente per ogni migrante?

Prendiamo 500 migranti a 30 euro al giorno: fanno un totale di 15 mila euro al giorno. Facciamo finta che siano sistemati fino a Dicembre (e non domandiamoci dove li manderemo all’arrivo del freddo...): in quattro mesi il campo farà girare 1.8 milioni di euro.
 

Bell’affare, ma non per noi, né per i profughi... non pensate?

Chi ci guadagna? Lo scopriremo fra qualche anno...