IN MERITO AI MIGRANTI SUL TERRITORIO COME DA VOTO DEL CONSIGLIO COMUNALE: ALCUNE RIFLESSIONI

 

Come noto non ho paura di difendere pubblicamente le mie idee e di argomentarle  e questo vale anche per la vicenda dei migranti e del progetto Sprar votato in consiglio comunale. 

Non ho mai apprezzato chi preferisce fare finta di niente ed evitare di esporsi e chi arriva a negare le proprie posizioni e idee pur di inseguire  comodamente la direzione del vento.

Non condivido la gestione dei sedicenti profughi che si è trasformato in un business milionario per le cooperative e continuerò a ripeterlo anche se questo non piace a tutti coloro che non perdono occasione peraccusare di razzismo chiunque analizza i dati ufficiali e mette in dubbio  l'intero sistema di gestione del problema (e non il diritto dei veri profughi di ottenere assistenza e protezione!).

Ma arriviamo alle vicende locali: Arese a breve (a fine marzo dovranno essere presentate le domande) parteciperà direttamente alla gestione dei migranti sul suo territorio tramite un progetto SPRAR che sarà finanziato con i fondi ministeriali (frutto comunque delle nostre tasse).

Il sindaco Palestra ha affermato che ad Arese i "migranti ospitati"  saranno solo una decina e che si tratterà anche  di persone selezionate (o qualcosa del genere).

A parte la curiosa idea di poter selezionare delle persone sulla base di ignoti criteri,  é doveroso evidenziare che le "garanzie verbali" del sindaco non sono affatto contenute nel documento votato in consiglio comunale e quindi non vincolanti per chi ufficialmente presenterà il progetto (sercop) e per il soggetto attuatore (cooperativa).

Ed anche il tentativo di giustificare la decisione sostenendo che in questo modo il Prefetto non sceglierà il territorio di Arese per la gestione di eventuali ordinarie "emergenze", appare smentito dallo stesso documento laddove si precisa che tale misura è un mero tentativo in quel senso, senza che vi sia in merito alcuna certezza.

Asserire che lo SPRAR rappresenterebbe il "secondo livello" di accoglienza per sostenere così che le persone che accederanno a tale "circuito" saranno titolari di una storia "conosciuta" significa voler nascondere ai cittadini il reale funzionamento del sistema di accoglienza, i suoi limiti, i suoi numeri ed i suoi tempi.

Il sindaco e tutti i consiglieri dovrebbero rileggersi la normativa, la cronaca, i dati e lo stesso documento approvato per comprendere che lo SPRAR non é rivolto ai soli rifugiati, ma esteso anche a tutti coloro che al loro arrivo in Italia hanno semplicemente chiesto (per la maggioranza anche senza averne titolo!!) lo status di rifugiato.

Il primo livello di assistenza infatti non é altro che: 

a) il primo soccorso all'arrivo sulle nostre coste dopo quelle tragiche traversate in mare a bordo di gommoni la cui gestione é esclusiva dei mercanti di morte 

b) l'identificazione del soggetto tramite sue dichiarazioni e foto di identificazione

c) la compilazione di un modulo per la richiesta di asilo a cura del sedicente profugo .

Ebbene, dopo questa doverosa assistenza umanitaria (derivante anche dall'attrattiva indotta dall'idea di trovare al loro arrivo una terra promessa)   dopo queste mere formalità, a tutti i soggetti richiedenti asilo viene rilasciato un permesso temporaneo di soggiorno valido per sei mesi e si entra così direttamente nel "secondo livello" citato dal Sindaco.

Come noto, anche se qualcuno cerca di dimenticarlo, esiste una enorme e sostanziale differenza tra "richiedente asilo"  e chi ha realmente diritto all'asilo (rifugiato). 

Nel primo caso abbiamo solo una domanda, una foto, un nome e una auto-dichiarazione tutta da verificare . Nel secondo abbiamo invece un provvedimento di accoglimento di quella domanda da parte di una commissione governativa italiana in grado di confermare il diritto di quella persona ad ottenere assistenza. La conferma della sua storia di perseguitato, di persona che scappa da una guerra, da una situazione che necessità la doverosa assistenza umanitaria.  Abbiamo in una parola la conferma che non ci troviamo innanzi ad di un semplice clandestino che ha pensato bene di sfidare le leggi sull'immigrazione per introdursi in modo illecito nel nostro paese.

Ebbene, nel documento approvato in consiglio comunale (a differenza di quanto vorrebbe far intendere il sindaco) non si parla di avviare un  progetto per soli rifugiati (la cui storia si potrebbe teoricamente conoscere in seguito all'esame della commissione)  ma anche per richiedenti asilo (la cui storia deve essere ancora tutta verificata).

Ed a ben vedere è solo la commissione governativa ad essere in grado di accertare tramite un procedimento amministrativo (garantito dalla possibilità di ricorrere al giudice competente)  l'esistenza di quel diritto e non di certo il  Sindaco di Arese, Consiglieri comunali,  Sercop o addetti alle cooperative. 

Parlare di "persone selezionate " nell'ambito di una macro-categoria che comprende dei richiedenti non solo non é eticamente corretto, ma anche giuridicamente illogico. Se fosse davvero possibile... esistono forse delle liste di soggetti graditi da ospitare e soggetti non graditi da rifiutare?  se si, sarebbe utile sapere sulla base di quali criteri tali liste verrebbero compilate e quali garanzie giuridiche sarebbero poste per evitare italiche degenerazioni del sistema.  Gli ultimi posti in fondo a quella ipotetica lista  redatta sulla base di motivazioni ignote e non codificate che fine farebbero? 

Se la volontà era quella di ospitare solo dieci soggetti titolari di protezione internazionale la cui storia é conosciuta, come mai in quel documento non è indicato espressamente quel limite di   "max 10 rifugiati" per Arese?

la differenza tra "Richiedenti" e "rifugiati" non é da poco conto in quanto (dai dati del ministero)  il 58% di quelle domande di asilo vengono respinte poiché il richiedente non ha alcun titolo: nessuna guerra, nessuna persecuzione, nessuna fuga, ma solo un clandestino che dopo mesi di permanenza gratuita sarà destinatario di un provvedimento di espulsione che sfortunatamente mai nessuno eseguirà.

Fonte Ministero dell'interno - su 6.148 domande esaminate ad agosto 3.549 non avevano diritto. Nel mese di settembre su 8.316 presentate ben 4.802 sono state oggetto di diniego  (tutti i dati clicca qui)

Inoltre, leggendo la recente normativa nazionale sullo Sprar approvata ad Agosto 2016, si apprende che il numero di "dieci" non é  altro che il numero minimo delle persone che si devono ospitare all'interno di un progetto per poter così partecipare all'attribuzione dei finanziamenti governativi. Meno di dieci non é dunque possibile.

Per il numero massimo, ripeto, perchè nel documento votato non vi è stranamente  traccia?  

Dalla lettura della normativa apprendiamo anche altre cose: 

- esisterà un soggetto attuatore (ossia una cooperativa) che, come noto, incasserà circa 35 euro al giorno per ogni persona ospitata;

-  i richiedenti asilo potranno essere ospitati in appartamenti privati:  Facile immaginare che qualcuno potrebbe trovare interessante acquisire a buon mercato  (visto l'andamento dei prezzi) i numerosi immobili vuoti  per poi attivarsi tramite le cooperative ed inserirli nel circuito.

Facciamo due calcoli della serva:  35 euro al giorno per persona andranno alle coooperative per la gestione di ogni sedicente rifugiato.  Di questi facciamo finta che 10 euro saranno destinati all'appartamento  (il resto ossia 25 euro per i vari servizi offerti dalla cooperativa)... in un trilocale 6 persone .... 10 x 6 persone al giorno sono 60 euro al giorno. In un mese sono 1.800 Euro.  In un anno 21.600 Euro.  ebbene, di solito agli albergatori vengono riconosciuti anche 20/25 euro di quei 35.

Non male come investimento visto il costo degli immobili oggi e la garanzia che verrebbe offerta dalla gestione tramite le cooperative. Ipotizziamo che qualcuno compri un immobile a 216.000 Euro ... in un anno un rendimento assicurato del 10%.

- una volta ospitati anche i richiedenti asilo (in attesa dell'analisi della loro domanda) saranno ovviamente residenti in Arese, accederanno a tutti i servizi comunali e sanitari, avranno diritto al pocket money giornaliero, ad una somma per fare la spesa (se non sarà incluso il servizio mensa in quanto ospitati in appartamenti), abbonamento al trasporto pubblico, carte telefoniche prepagate, biancheria, vestiti,

- essere residenti darà diritto anche all’accesso ad altri rilevanti diritti sociali tra i quali non dimentichiamo la partecipazione ai bandi per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, ecc.

Cose anche condivisibili se si trattasse davvero e solo di rifugiati e non anche (per la maggioranza!!)  di soggetti che (come confermato dai dati del ministero) non hanno alcun diritto ad essere considerati  come tali.

Quella del SPRAR rappresenta una situazione temporanea in quanto la permanenza massima nella struttura é di sei mesi (che viene prorogato di altri 6 mesi considerati i tempi dell'esame delle richieste di asilo) dopo di che, scaduto quel periodo, sussisterà comunque il problema di una effettiva integrazione di quelle persone.

E questo non tanto per quel 58% che si vedrà rifiutato lo status di rifugiato e si darà alla macchia entrando nell'illegalità totale. Ma soprattutto di quella piccola percentuale di persone le cui domande saranno ritenute fondate e meritevoli di tutela.

Peccato che a causa di questo sistema, concentrato principalmente sul business milionario delle cooperative (in quanto nessuno deve osare metterlo in discussione per non prendersi del razzista), solo dopo aver ospitato  per mesi (oltre un anno!)  migliaia di persone nelle strutture (anche sprar),  si arriverà ad accertare  che il 58% dei soggetti ospitati (con vitto e alloggio e altro a nostro carico) non aveva alcun diritto.

A ben vedere, grazie a questo ottuso sistema, chi non ha alcun diritto concorre direttamente a sciupare delle importanti risorse che, per logica, dovrebbero essere utilizzate per supportare e assistere chi davvero e giustamente scappa da qualcosa.

Un immenso spreco di risorse che non saranno dunque impiegate per permettere ai veri rifugiati di costruirsi un reale futuro nel nostro paese ma che finiranno ad arricchire sempre più i bilanci di chi vede in questo sistema una fonte incredibile di Business.

Non a caso abbiamo cooperative che fatturano 6 milioni di Euro all'anno ed hanno trasformato in pochi anni la gestione dei migranti come il settore più rilevante della loro attività.

Massimiliano Seregni